...i secoli che ci hanno preceduto coi loro abusi e le loro guerre, quelli si che erano tempi funesti per l' uomo; la vita umana valeva molto poco e delle volte morire in battaglia era molto più onorevole che vivere da schiavi o vivere da poveri. E' per questo che c' è stata sempre una costante ricerca per migliorare le proprie risorse tecniche sin dai tempi della prima clava che fece scoprire all' uomo delle caverne l' importanza di un' arma, via via sempre più perfezionata e mirata per ogni tipo di guerra: arco e frecce per colpire da lontano, lance lunghe e grandi spadoni da far roteare in mezzo ai nemici e talvolta per tagliare le gambe dei cavalli che venivano incontro e poi spade corte e pugnali per combattere a corta distanza, ogni strategia era buona, ogni tecnica appresa in battaglia era memorizzata e rielaborata, ogni cosa era buona, ogni colpo doveva essere risolutivo, difendersi e attaccare (sul serio),si rimaneva vivi o si moriva.
I sistemi di lotta, il combattimento, le arti marziali sono nate così, studiate, memorizzate e provate in battaglia e anche nei brevi periodi di pace i tornei e le sfide erano sempre all' ultimo sangue, niente veniva fatto per sport e anche quando le armi da fuoco rendevano spesso pericolosi gli attacchi diretti, la bravura tecnica era sempre considerata e studiata a fondo per essere migliorata. Dalla lotta corpo a corpo dei Greci nel famoso "Pancrazio" (Pancrase) all' allineamento perfetto delle centurie romane che con i loro scudi quadrati avanzavano compatti come fossero blindate per poi dimostrare la loro abilità nel combattimento a corta distanza con le "daghe" (spade larghe e corte molto maneggevoli), per arrivare alla scherma spagnola (dove si combatteva a due mani spada e daga), perfezionata nelle guerre di conquista e nelle lotte Indonesiane e Filippine, i cui popoli erano veri maestri nell' uso delle armi da taglio: l' Arnis Kali Escrima, il Silat, il Pekiti Tirsia, tutti sistemi di combattimento specializzai nell' uso di armi da taglio, piccole o grandi, singole o doppie. I coraggiosi guerrieri malesi e filippini spesso andavano incontro al nemico muniti solo di armi bianche incuranti del pericolo e delle armi da fuoco dei loro nemici. E spesso il loro coraggio e la loro tecnica aveva la meglio su tutto, correre, essere agili, avanzare e tagliare, schivare e colpire, avanzare di nuovo e colpire ancora, un taglio ad un braccio che magari tiene un fucile, un taglio ad una gamba per far rallentare, un taglio ad un fianco per fermare un attacco ; ogni cosa era fatta in velocità senza starci troppo a pensare, tanto se il nemico era solo ferito ci avrebbe pensato il resto dei compagni a colpire ancora. Questi grandi guerrieri che hanno affrontato prima gli Spagnoli, poi i Giapponesi ed infine gli Americani, hanno elaborato i sistemi di lotta chiamati universalmente Arnis Kali Escrima, dove al posto delle lame spesso usavano dei bastoni di rattan, una specie di canna molto resistente e maneggevole ma con lo stesso micidiale risultato. I colpi di impatto sono semplici, sono quelli usati realmente in battaglia, colpire alla testa, colpire ad un polso, ad un fianco, alle gambe, alle articolazioni e l' abilità procede nell' intrappolare un attacco, nell' immobilizzare un aggressore, nel difendersi efficacemente da un attacco armato...L'Arnis Kali Escrima.Questo sistema di combattimento e di difesa personale risultò talmente efficace da essere adottato come metodo innovativo dalla polizia americana fino ai giorni nostri.
Ed è proprio in America che questo sistema viene insegnato da quel grande personaggio che è Dan Inosanto. Di origini filippine deve la sua fama al fatto di essere stato il primo allievo del famoso Bruce Lee, anche se considerarlo solo un allievo sarebbe riduttivo visto che fu proprio lui che fece conoscere a Bruce Lee i famosi Numchaku e il sistema Kali dei doppi bastoni corti. Nella sua accademia in California i programmi di studio sono articolati su diverse discipline: tecniche con armi da taglio, singole e doppie, studio del Jeet Kune Do, lotta filippina e indonesiana, Kick Boxing, Ju Jitsu e Capoeira, tutte discipline praticate da lui stesso. Potete immaginare quanta cultura tecnica possieda questo piccolo grande uomo ormai non più tanto giovane. E' chiaro che sia in Indonesia, in Malesia e nelle Filippine questi sistemi esistono da sempre e continuano ad essere praticati ma il fascino che fuoriesce dall' Accademia di Dan Inosanto è forse qualcosa di unico...(continua).
Articoli precedenti:
5a parte
Discipline da combattimento e da ring: dal full contact al vale tudo
4a parte
Storia delle arti marziali: il kalaripayat
3a parte
Storia delle arti marziali: Taekwondo, Vietvodao, Silat, Kali
2a parte
Storia delle arti marziali: Ju Jitsu, Judo, Aikido e Kendo
1a parte
Storia delle arti marziali. Il kung fu (prima parte)
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mercoledì, febbraio 22, 2006
Arti marziali: l'avvento dei tornei senza regole.

..cosa è cambiato allora nel mondo delle arti marziali, dall'avvento dei tornei senza regole?
Probabilmente molte certezze e molte metodologie hanno dovuto ridimensionarsi già trent'anni fa quando il compianto Bruce Lee rivoluzionò il concetto di combattimento libero introducendo concetti e metodi allora rivoluzionari. Intrappolamenti, incastri, colpi poco ortodossi, allenamenti a contatto pieno con protezioni, erano per l'epoca decisamente innovativi e solo la sua grande capacità fisica ed interpretativa riuscì a mettere tutti d'accordo. Il suo "sistema non sistema", ha fatto nascere metodologie e concetti tecnici che molto dissociano dal tradizionale movimento figurativo dell'arte marziale nel senso più puro del termine, per un approccio più immediato e risolutore che vede nella difesa personale il suo fine più alto. Tutta questa voglia di realismo, non ha chiaramente cancellato tutti quegli stili tradizionali, il cui fine è quello di praticare l'arte marziale per tutta la vita, ha solamente diviso i due concetti di base: sportivo o da ring/ tradizionale e di studio. I praticanti sportivi alleneranno la velocità, il colpo d'occhio, le migliori tecniche per fare punti, i professionisti del ring alleneranno la resistenza fisica, la strategia tattica e le migliori tecniche risolutive; i tradizionalisti cercheranno nella memoria tecnica del passato di vivere un presente di studio e conoscenza, nel rispetto della millenaria arte marziale a cui appartengono.
Il mio pensiero è che le arti marziali erano state create per confrontarsi contro più avversari, qualunque fosse il loro sistema di lotta; essere bravi nel corpo a corpo può andare bene contro un avversario solo, se fossero di più sarebbe già un problema. Saper tirare bene solo i pugni potrebbe essere limitato in caso di infortunio ad una delle braccia ma anche tirare solo i calci è inefficace se abbiamo un ostacolo davanti o se siamo stretti in un angolo. L' ideale sarebbe di avere tutte e tre le qualità, la destrezza del pugilato, la coordinazione di un' arte marziale e l' abilità nella lotta corpo a corpo. Ma per essere veramente bravi, queste discipline devono essere allenate singolarmente e magari anche le competizioni dovrebbero essere disputate su tre livelli di combattimento, tre fasi in cui si deve schermare mantenendo la distanza, lottare corpo a corpo e boxare o viceversa. A mio avviso questo nuovo sistema di competizioni produrrebbe talenti in grado di esprimersi al meglio, nelle diverse specialità ma solo se queste sono obbligatoriamente divise tra loro, si eviterà di assistere come capita adesso nelle competizioni attuali di Free Fight ad una sorta di rissa senza nessun senso estetico, che invece da sempre ha contraddistinto le arti marziali. Inoltre, per esprimersi al meglio nelle singole discipline esse dovranno essere studiate a fondo, quindi chi è bravo a tirare solo pugni dovrà per forza imparare a tirare calci e a lottare, viceversa chi è bravo solo nella lotta dovrà imparare a boxare, calciare e tenere la distanza per diventare un atleta completo in grado di confrontarsi contro uno o più avversari qualunque sia il metodo di lotta. Un atleta magari molto allenato ma pur sempre solo un atleta e non un uomo invincibile con un' arte marziale invincibile e con una tecnica o con un colpo invincibile. Le arti marziali non si dovrebbero praticare per essere invincibili, essere molto allenati può dare sicurezza, essere forti, precisi, determinati può essere un vantaggio in una gara, in un confronto che anche se molto cruento e senza regole è pur sempre un confronto tra due persone che sanno quello che stanno facendo e quando devono fermarsi, non come in un' aggressione reale in cui tutto è imprevedibile ed anche l' atleta più preparato non saprà mai cosa potrebbe succedere davvero. Tutte le tecniche provate e riprovate in palestra o in gara, potrebbero risultare meno decisive di quello che speravano o viceversa potrebbero risultare "troppo" decisive e ferire gravemente o addirittura uccidere il malcapitato aggressore che magari "anche se a torto" voleva solo il nostro portafogli. Ma potremmo anche rimanere pietrificati o imbambolati, magari solo per un attimo, o potremmo rimanere delusi nel constatare che il nostro micidiale pugno o il nostro potente calcio non hanno l' effetto desiderato, magari perché il nostro aggressore ha bevuto molto o è drogato o ha preso degli eccitanti che abbassano di molto la soglia del dolore e anche se colpiti molto forte sul viso subendo lo stesso i danni fisici derivati dai colpi, potrebbero non cadere e rendere il tutto molto più drammatico.Saremmo veramente capaci di infilargli
le dita negli occhi, come si dice spesso? O di artigliargli i genitali col famoso artiglio dell' aquila, o farli penetrare le ossa del naso nel cervello col micidiale colpo di palmo, o rompergli l' osso del collo, come si vede tante volte nei film? Io non credo che saremmo capaci di tanto (per fortuna), salvo rari casi in cui la nostra vita o quella dei nostri cari sia veramente in pericolo, ma al giorno
d' oggi la nostra vita non è veramente in pericolo come nel passato...(continua)
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5a parte
Discipline da combattimento e da ring: dal full contact al vale tudo
4a parte
Storia delle arti marziali: il kalaripayat
3a parte
Storia delle arti marziali: Taekwondo, Vietvodao, Silat, Kali
2a parte
Storia delle arti marziali: Ju Jitsu, Judo, Aikido e Kendo
1a parte
Storia delle arti marziali. Il kung fu (prima parte)
domenica, febbraio 12, 2006
Discipline da combattimento e da ring: dal full contact al vale tudo
..dopo questo lungo discorso introduttivo, per spiegare in modo semplice l' origine e lo sviluppo di alcune delle arti marziali più famose, eccoci di nuovo a parlare delle cosiddette discipline da combattimento o da ring. Alcune delle più conosciute sono: il Full Contact, la Kick Boxing, la Muay Thai, il Savate e le nuove arrivate Free Fight, Vale Tudo, ecc. Non ho menzionato il pugilato e la lotta perché di questi si sa ormai quasi tutto, parliamo invece del Full Contact, sviluppatosi nei primi anni '70. Era il pallino fisso che avevano i grandi campioni di Karate americani di disputare degli incontri senza il controllo dei colpi come avviene per il pugilato, così da poter confrontare realmente le proprie capacità ; uno dei più grandi campioni di allora, l' americano Joe Lewis, già campione di Karate fu nel Full Contact che ebbe le soddisfazioni maggiori tanto da esserne considerato il padre. Le regole di base sono colpi classici come nella boxe e calci dalla cintura in su; le protezioni sono guantoni e parapiedi. Questo genere di incontri, disputati in un ring, ebbe un forte impatto in tutti quei combattenti che fino ad allora si erano sentiti limitati dalle troppe regole per il controllo dei colpi ; qui si poteva colpire sul serio sia di mani che di piedi (il termine "full contact" significa appunto contatto pieno) e la grinta e la determinazione spesso facevano la differenza.Sull' onda di questo successo, in quegli anni nacque un' altra disciplina di grande effetto, la Kick Boxing, letteralmente "calciare e boxare". Anche qui il contatto è totale e in più si può calciare alle gambe, cosa che fece una netta differenza nella resistenza degli atleti. Ideata dai giapponesi del Kyokushinkai negli anni '60, spesso battuti dai thailandesi negli incontri diretti disputati nel sistema Thai, tolsero a quest' ultima i micidiali colpi di gomito e le ginocchiate creando così un nuovo sistema di combattimento moderno. L' avvento di questa nuova disciplina fece conoscere al resto del mondo altre due arti marziali molto cruente: il Savate o boxe francese (di origine napoleonica anch' essa con colpi alle gambe molto tecnici ed efficaci) e quella che sembra essere una delle più dure discipline da combattimento, ovvero la Muay Thai o boxe thailandese, di origini molto antiche, deve la sua fama al fatto che si colpisce praticamente con tutto.Sono ammessi i colpi di pugno, di gomito; i colpi al viso, alle gambe, i micidiali colpi di tibia e i rivoluzionari colpi con le ginocchia, principalmente sferrati dopo una presa al collo con le braccia chiamata "clinch". Anticamente in Thailandia questi incontri venivano disputati senza nessuna protezione o limite di tempo e spesso i combattimenti finivano con delle ossa rotte e non di rado con la morte. Una caratteristica particolare di questa arte marziale è data da una specie di danza propiziatoria che ogni atleta esegue all' inizio di ogni incontro, come a voler ringraziare una divinità a lui favorevole. Nel circuito europeo, l' Olanda è stata per molti anni la nazione più forte in questa disciplina subito dopo la Thailandia ma in questi anni anche l' Italia si sta facendo valere. Qui da noi comunque, le regole nel combattimento vietano di colpire al viso con i gomiti e se questo da un lato salvaguarda molto l' incolumità dell' atleta, dall' altra limita molto l' uso della scherma pugilistica a favore dei clinch per portare le famose ginocchiate che oltre a fiaccare la resistenza dell' avversario, in termini di punteggio hanno più valore. Ma senza la paura delle gomitate molto spesso i combattimenti si riducono ad una specie di lotta a colpi di ginocchia ed anche se il combattimento risulta lo stesso molto cruento, non avrà mai la spettacolarità dei combattimenti thailandesi.
Riassumendo, abbiamo detto che il Full Contact e la Kick Boxing sono un' idea prettamente giapponese e americana, il Savate è francese, la Muay Thai è thailandese. Ma anche la moderna Cina ha le sue discipline da combattimento, il Kung Fu tradizionale ebbe una grossa trasformazione nelle competizioni, non potendo combattere a mani nude ed ognuno nel proprio stile viste le innumerevoli metodologie, la federazione cinese ha messo a punto una sorta di Full e Kick, in cui oltrei ai pugni e ai calci, si può proiettare a terra l' avversario (nel minor tempo possibile) : questo sistema è chiamato Sanda cinese. Ma tutta questa voglia di realismo nel combattimenti aveva un unico neo rappresentato dalle protezioni per l' incolumità dell' atleta a volte anche esagerate: caschetto, guantoni, corazza, cavigliere, parapiedi, conchiglie, paradenti ed anche una grata sul viso come nel caso della Leitai cinese, un' altra sorta di combattimento totale...(continua).
articoli precedenti:
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Storia delle arti marziali: il kalaripayat
3a parte
Storia delle arti marziali: Taekwondo, Vietvodao, Silat, Kali
2a parte
Storia delle arti marziali: Ju Jitsu, Judo, Aikido e Kendo
1a parte
Storia delle arti marziali. Il kung fu (prima parte)
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martedì, febbraio 07, 2006
Le arti marziali in Italia: judo, karate, kungfu, kickboxing, muaythai
..le arti marziali in Italia, sono arrivate piuttosto tardi, sembra che uno dei primi insegnanti fosse un reduce della seconda guerra mondiale, che imparò il ju-jitsu in Giappone. Era intorno agli anni '50 ed il Judo ed il Karate avrebbero atteso altri dieci anni per svilupparsi.
Il Judo, che era una rielaborazione del tradizionale Ju-Jitsu a cui erano state tolte le tecniche più pericolose per consentirne un uso sportivo, divenne negli anni '60 disciplina olimpica e il Karate riscontrò da subito un enorme successo, per la spettacolarità delle sue tecniche.
Codificato nel 1600 nell'isola di Okinawa, tolse al Kung Fu cinese (da cui aveva appreso i principi di base), tutti quei gesti coreografici ed imitativi degli animali, per elaborare delle tecniche più adatte ad un allenamento di tipo militare evidenziando però le tecniche di pugno e calcio senza l'uso delle armi,fino ad arrivare ad un vero virtuosismo personale di autodeterminazione tecnica. Il termine Karate significa appunto "mano vuota".
Il Kung Fu fece la sua prima apparizione in Italia intorno agli anni '60, quando cominciarono ad invitare i primi insegnanti cinesi. Il primo maestro cinese di Kung Fu tradizionale fu il compianto Si-Fu Chang-Dsu-Yao, scomparso ormai negli anni '90. Egli praticava lo stile Shaolin, un Kung Fu dai movimenti ampi e molto figurativi. In quegli anni, l'allenamento tecnico era rappresentato principalmente sullo studio delle forme come memoria tecnica, con posizioni più statiche, ma veloci e potenti come nei katà delle scuole giapponesi e più sciolte e armoniose, ma ricche di colpi dei taolù cinesi. Questa apparente differenza tecnica, creava spesso una certa rivalità tra le due forme di arti marziali, che venivano però rappresentate tutte e due allo stesso modo durante le esibizioni, con tecniche di rottura di mattoni, tegole o con dimostrazioni di ci-kung e resistenza al dolore. Questo tipo di rappresentazioni tecniche così spettacolari richiedevano una grande determinazione ed un costante allenamento fisico, ma era l'unico modo per dimostrare la propria abilità ed il proprio coraggio visto che durante le competizioni sportive di combattimento era vietato il contatto pieno. Solo in seguito, con la nascita di quelle che sarebbero poi diventate discipline da ring, parlo del Karate Contact chiamato poi Full Contact, della Kick Boxing, e della Muay Thai o Boxe Thailandese, l'antichissima arte nazionale del Siam. Tutte discipline in cui era ammesso il contatto con regole precise e con protezioni per le mani e i piedi, ma pur sempre molto combattive.
Nel Full Contact si possono usare, oltre alla scherma pugilistica anche gli arti inferiori con calci dalla cintura in su, nella Kick Boxing le regole permettono anche di colpire con calci alle gambe e nella Muay Thai, l'uso delle ginocchiate e delle gomitate ha reso tutto molto più spettacolare. Per circa un ventennio, le arti marziali e le discipline da ring si sono spartite la scena con competizioni ed esibizioni, tecniche di rottura spettacolari per le arti tradizionali, combattimenti a contatto per le discipline sportive, fino all'avvento negli anni '90, di quello che avrebbe rivoluzionato il concetto di arte marziale nel suo termine più completo e cioè: "la nascita dei tornei senza regole".
All' inizio i tornei, che spesso venivano disputati in una gabbia per enfatizzare ancora di più l'evento, vedevano confrontarsi atleti di discipline diverse tra loro, stili abituati a colpire di pugno e di calcio incontravano sistemi basati sulla lotta sia in piedi che al suolo. Erano tornei decisamente cruenti con pochissime limitazioni e con la possibilità di colpire l'avversario anche quando esso cadeva a terra e visto che non erano ammesse protezioni o guanti protettivi, le ferite e i KO erano una consuetudine. Tuttavia quello che saltò subito agli occhi fu la netta superiorità che avevano "i lottatori" contro i cosiddetti colpitori, quindi discipline basate su prese, sbilanciamenti, chiavi articolari, strangolamenti, ecc. la fecero in quegli anni da padroni.
Queste fece chiaramente riflettere tutti quegli artisti marziali, abituati ad un combattimento da schermidore, certamente preparati ad un contatto pieno, ma sicuramente non abituati alla lotta al suolo e visto che comunque era chiaramente vietato colpire nella zona degli occhi, della gola e dei genitali, un lottatore ben preparato fisicamente poteva sopportare di essere colpito da pugni o calci nei primi momenti del match quel tanto che serviva per chiudere la distanza e portare l'avversario ad un combattimento a lui più congeniale, cioè a terra, ed è proprio durante le tecniche al suolo che si vide la differenza didattica delle due discipline. Inutile negarlo, i lottatori erano tecnicamente più preparati e questo cambiò decisamente tutti i criteri di allenamento dei futuri atleti del ring. Tutti quei professionisti che ormai come i pugili venivano pagati profumatamente, si allenavano ad un combattimento completo, con tecniche di pugni, calci e lotta sia in piedi che al suolo, questo chiaramente indusse anche i lottatori ad imparare a calciare e boxare.
Ora le cose si sono un po' equiparate, non c' è più una netta superiorità nei due sistemi di lotta, ora gli atleti sono fisicamente preparati su tutti gli aspetti del combattimento e la vera differenza la fa il valore di ogni singolo personaggio (continua).
articoli precedenti:
4a parte
Storia delle arti marziali: il kalaripayat
3a parte
Storia delle arti marziali: Taekwondo, Vietvodao, Silat, Kali
2a parte
Storia delle arti marziali: Ju Jitsu, Judo, Aikido e Kendo
1a parte
Storia delle arti marziali. Il kung fu (prima parte)
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Il Judo, che era una rielaborazione del tradizionale Ju-Jitsu a cui erano state tolte le tecniche più pericolose per consentirne un uso sportivo, divenne negli anni '60 disciplina olimpica e il Karate riscontrò da subito un enorme successo, per la spettacolarità delle sue tecniche.
Codificato nel 1600 nell'isola di Okinawa, tolse al Kung Fu cinese (da cui aveva appreso i principi di base), tutti quei gesti coreografici ed imitativi degli animali, per elaborare delle tecniche più adatte ad un allenamento di tipo militare evidenziando però le tecniche di pugno e calcio senza l'uso delle armi,fino ad arrivare ad un vero virtuosismo personale di autodeterminazione tecnica. Il termine Karate significa appunto "mano vuota".
Il Kung Fu fece la sua prima apparizione in Italia intorno agli anni '60, quando cominciarono ad invitare i primi insegnanti cinesi. Il primo maestro cinese di Kung Fu tradizionale fu il compianto Si-Fu Chang-Dsu-Yao, scomparso ormai negli anni '90. Egli praticava lo stile Shaolin, un Kung Fu dai movimenti ampi e molto figurativi. In quegli anni, l'allenamento tecnico era rappresentato principalmente sullo studio delle forme come memoria tecnica, con posizioni più statiche, ma veloci e potenti come nei katà delle scuole giapponesi e più sciolte e armoniose, ma ricche di colpi dei taolù cinesi. Questa apparente differenza tecnica, creava spesso una certa rivalità tra le due forme di arti marziali, che venivano però rappresentate tutte e due allo stesso modo durante le esibizioni, con tecniche di rottura di mattoni, tegole o con dimostrazioni di ci-kung e resistenza al dolore. Questo tipo di rappresentazioni tecniche così spettacolari richiedevano una grande determinazione ed un costante allenamento fisico, ma era l'unico modo per dimostrare la propria abilità ed il proprio coraggio visto che durante le competizioni sportive di combattimento era vietato il contatto pieno. Solo in seguito, con la nascita di quelle che sarebbero poi diventate discipline da ring, parlo del Karate Contact chiamato poi Full Contact, della Kick Boxing, e della Muay Thai o Boxe Thailandese, l'antichissima arte nazionale del Siam. Tutte discipline in cui era ammesso il contatto con regole precise e con protezioni per le mani e i piedi, ma pur sempre molto combattive.
Nel Full Contact si possono usare, oltre alla scherma pugilistica anche gli arti inferiori con calci dalla cintura in su, nella Kick Boxing le regole permettono anche di colpire con calci alle gambe e nella Muay Thai, l'uso delle ginocchiate e delle gomitate ha reso tutto molto più spettacolare. Per circa un ventennio, le arti marziali e le discipline da ring si sono spartite la scena con competizioni ed esibizioni, tecniche di rottura spettacolari per le arti tradizionali, combattimenti a contatto per le discipline sportive, fino all'avvento negli anni '90, di quello che avrebbe rivoluzionato il concetto di arte marziale nel suo termine più completo e cioè: "la nascita dei tornei senza regole".
All' inizio i tornei, che spesso venivano disputati in una gabbia per enfatizzare ancora di più l'evento, vedevano confrontarsi atleti di discipline diverse tra loro, stili abituati a colpire di pugno e di calcio incontravano sistemi basati sulla lotta sia in piedi che al suolo. Erano tornei decisamente cruenti con pochissime limitazioni e con la possibilità di colpire l'avversario anche quando esso cadeva a terra e visto che non erano ammesse protezioni o guanti protettivi, le ferite e i KO erano una consuetudine. Tuttavia quello che saltò subito agli occhi fu la netta superiorità che avevano "i lottatori" contro i cosiddetti colpitori, quindi discipline basate su prese, sbilanciamenti, chiavi articolari, strangolamenti, ecc. la fecero in quegli anni da padroni.
Queste fece chiaramente riflettere tutti quegli artisti marziali, abituati ad un combattimento da schermidore, certamente preparati ad un contatto pieno, ma sicuramente non abituati alla lotta al suolo e visto che comunque era chiaramente vietato colpire nella zona degli occhi, della gola e dei genitali, un lottatore ben preparato fisicamente poteva sopportare di essere colpito da pugni o calci nei primi momenti del match quel tanto che serviva per chiudere la distanza e portare l'avversario ad un combattimento a lui più congeniale, cioè a terra, ed è proprio durante le tecniche al suolo che si vide la differenza didattica delle due discipline. Inutile negarlo, i lottatori erano tecnicamente più preparati e questo cambiò decisamente tutti i criteri di allenamento dei futuri atleti del ring. Tutti quei professionisti che ormai come i pugili venivano pagati profumatamente, si allenavano ad un combattimento completo, con tecniche di pugni, calci e lotta sia in piedi che al suolo, questo chiaramente indusse anche i lottatori ad imparare a calciare e boxare.
Ora le cose si sono un po' equiparate, non c' è più una netta superiorità nei due sistemi di lotta, ora gli atleti sono fisicamente preparati su tutti gli aspetti del combattimento e la vera differenza la fa il valore di ogni singolo personaggio (continua).
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