domenica, febbraio 05, 2006
Storia delle arti marziali: arti marziali tradizionali e sport da combattimento
Fuori dalla Cina, le scuole di Kung Fu e i Dojo giapponesi hanno lasciato il posto alla palestra o al massino alle accademie dove le arti orientali vengono praticate con fini agonistici. Gli allenamenti sono diversi, le mani e i piedi non sono più induriti come nel passato perché si usano i guanti protettivi e non si pensa quasi più a colpire i famosi 108 punti vulnerabili del corpo umano perché sarebbe impossibile farlo senza una adeguata preparazione delle mani e dell' anatomia in generale. I campioni del passato, quelli che hanno creato e divulgato i sistemi di ogni arte marziale, non si allenavano per sport ma per un vero bisogno di salvaguardia ed il loro colpi dovevano essere eseguiti senza sbavature, perché ogni errore era pagato a caro prezzo. Questo non vuol dire che da allora non c' è stato più bisogno di difendersi ma l' invenzione delle armi da fuoco e la sua diffusione generale ha fatto si che la bravura tecnica servisse a poco contro un' arma puntata contro; tuttavia l' arte marziale ha continuato la sua diffusione fino ai giorni nostri evolvendosi piano piano come forma educativa per i giovani che con l' allenamento costante e con la bravura tecnica riuscivano ad emergere anche come uomini. Il timore di combattere per la vita non c' era più e le nuove regole nei combattimenti limitavamo moltissimo il contatto; bisognava tenere la distanza e sfruttare la velocità e le migliori tecniche. Tuttalpiù venivano esibite delle tecniche di rottura di tavole o mattoni per dimostrare la propria abilità e forza nei colpi decisivi. Questo sistema di gara ed esibizioni era la prerogativa principale del Karate che insieme al Judo era l' arte marziale più diffusa al di fuori dell' Oriente ed è proprio in virtù di questa sua diffusione nel mondo occidentale che crebbe l' interesse per le arti marziali.
Il Judo, divenuto disciplina olimpica, è ormai a tutti gli effetti uno sport ed anche se meritevole di grossi elogi per il lavoro educativo svolto da migliaia di giovani e giovanissimi praticanti non è più tuttavia da considerare un'arte marziale tradizionale. Anche il Karate come il Tae Kwon Do vorrebbe entrare nel circuito olimpico ma quando questo avverrà, anche se il prestigio e la notorietà saranno elevatissime, probabilmente si perderanno molte di quelle tecniche tradizionali che hanno permesso a queste due arti di arrivare quasi intatte ai nostri giorni, a favore di altre tecniche di facile sviluppo tecnico elaborate esclusivamente per la gara...(continua).
4a parte
Storia delle arti marziali: il kalaripayat
3a parte
Storia delle arti marziali: Taekwondo, Vietvodao, Silat, Kali
2a parte
Storia delle arti marziali: Ju Jitsu, Judo, Aikido e Kendo
1a parte
Storia delle arti marziali. Il kung fu (prima parte)
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giovedì, febbraio 02, 2006
Storia delle arti marziali: il kalaripayat
..sempre per rimanere nelle zone calde, c' è un arte marziale indiana il Kalaripayat talmente antica che sembra essere la progenitrice stessa del Kung Fu cinese. Esportata dal monaco zen Bodhidharma nel V secolo d.c. Fu una delle prime forme di arte marziale praticata, basata su movimenti ginnici terapeutici e sullo studio dei 108 punti vulnerabili del corpo umano, come nell' agopuntura cinese e prevede anche l' uso della sciabola e del pugnale. Fu quindi il monaco Bodhidharma forse, ad insegnare questa forma di arte marziale ai monaci Shaolin ma a loro volta questi crearono nuove forme di combattimento, ispirandosi agli animali e per rendere più efficaci le loro tecniche indurivano le loro mani proprio come fossero degli artigli. Poterono così imitare i colpi della tigre, del leone, dell' aquila, della mantide religiosa, ecc... il sistema di allenamento di allora era molto diverso rispetto ai metodi tradizionali di oggi. Inizialmente erano solo i monaci Shaolin a conoscere il vero Kung Fu tradizionale, l' ideazione delle forme (Taolu o Kata), come memoria tecnica fu la vera rivelazione. Osservando la strategia nel difendersi e nel portare gli attacchi degli animali, i monaci ne imitarono i gesti, simulando un ipotetico combattimento immaginario con uno o più avversari. Questa specie di danza marziale poteva essere leggera e flessuosa, oppure dura e decisa, proprio come farebbe un serpente, una tigre od un' aquila ma l' allenamento di allora era molto più deciso, più duro, i rischi di aggressioni erano reali e bisognava allenare il corpo più duramente e non avendo la forza di una tigre, la velocità di un serpente e l' agilità di una scimmia, bisognava essere più precisi. Per questo che le tecniche venivano ripetute migliaia di volte, le mani dovevano essere dei veri artigli, la precisione nel colpire i punti vitali del corpo doveva essere perfetta e per fare ciò non bastava qualche mese ma anni e anni di allenamento...(continua)3a parte
Storia delle arti marziali: Taekwondo, Vietvodao, Silat, Kali
2a parte
Storia delle arti marziali: Ju Jitsu, Judo, Aikido e Kendo
1a parte
Storia delle arti marziali. Il kung fu (prima parte)
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Storia delle arti marziali: Taekwondo, Vietvodao, Silat, Kali
Un' altra arte marziale orientale molto importante anche se abbastanza recente è il Tae Kwon Do (la via dei pugni e dei calci volanti) da poco divenuta disciplina olimpica e sviluppatosi in Corea, anche se di tradizioni molto più autentiche (sembra discendere dal Karate e dal Kung Fu). Diventato sport nazionale coreano deve la sua fama e spettacolarità all' uso di calci volanti, anche se il programma di allenamento prevede molte tecniche di braccia sono i calci a farla da padrone. L' origine di questa specialità, sembra da attribuire nell' abilità che avevano i piccoli guerrieri coreani nel disarcionare gli attaccanti a cavallo con dei calci volanti micidiali.
Ci sono poi altre arti marziali, meno conosciute, ma non per questo meno importanti e sono: il Viet Vo Dao, originario del Vietnam e famoso per i suoi strangolamenti volanti; il Qwan Ki Do molto simile al Kung Fu; gli stili filippini e indonesiani chiamati Silat, Dumog, Kali Esprima, ecc. dove le caratteristiche principali sono date dall' uso costante di armi corte, come i bastoni di rattan, le spade e i coltelli, armi molto più adatte in un combattimento dalle caratteristiche tropicali, visto le zone in cui si trovano i duellanti. In virtù di questo, sembra che la differenza nell' uso delle tecniche sia da attribuire proprio ad un fattore climatico. Laddove nelle zone fredde il corpo era coperto con più indumenti si svilupparono le tecniche di lotta o prese vista la difficoltà nei movimenti agili; mentre nelle zone calde un corpo seminudo si è prestato meglio a tecniche più veloci, fantasiose e ricche di colpi...(continua).
2a parte
Storia delle arti marziali: Ju Jitsu, Judo, Aikido e Kendo
1a parte
Storia delle arti marziali. Il kung fu (prima parte)
mercoledì, febbraio 01, 2006
Storia delle arti marziali: Ju Jitsu, Judo, Aikido e Kendo
..innumerevoli stili sono stati creati subendo le influenze di ogni maestro e con l' apporto di modifiche tecniche in base alle zone dove ci si allenava. Nel sud della Cina le braccia avevano un' importanza maggiore nell' allenamento poiché spesso le aggressioni avvenivano sulle barche, quindi le gambe servivano più per l' equilibrio che per colpire, le posizioni perciò erano basse e statiche, ma le braccia diventavano durissime. Nel nord della Cina invece, le gambe e quindi calci, salti e spazzate erano di importanza fondamentale quando si veniva aggrediti da più persone. Gli stili di Kung Fu arrivati ai nostri giorni, sono ancora molti, anche se tanti si sono persi nel tempo. Attualmente gli stili più conosciuti sono: lo stile Shaolin o Siu-Lam (il pugno di Shaolin), lo stile Hun Gar dei cinque animali, il Pa-Kua, il Choy-Li-Fut, lo stile Tang Lang (della mantide religiosa) ed il Wing Tsun che risulta essere uno degli stili di Kung Fu più praticati e che si differenzia dagli altri sopra elencati per il suo modo di fronteggiare un attacco ; si rimane sempre in linea retta, cercando di mantenere il contatto con l' avversario tramite l' uso degli arti superiori, per riconoscere e neutralizzare gli attacchi colpendo poi a ripetizione con i famosi pugni a catena (pugni verticali). Negli altri stili, il modo di muoversi è molto più circolare e l' uso dei calci alti, delle spazzate e degli spostamenti e dei contrattacchi veloci ne denota le caratteristiche.
Anche il vicino Giappone ha attinto le sue conoscenze marziali dalla Cina, sebbene nel medioevo furono i Samurai i primi giapponesi a conoscere la "Via del Guerriero" (Bushido) esperti nell' uso della spada, la famosa Katana ma anche nella lotta a mani nude. Ora, senza nulla voler togliere al Sumo, sport nazionale giapponese, credo che una delle sue arti marziali più famose sia il Karate. Originario dell' isola di Okinawa, si è sviluppato nel XVI secolo, durante l' occupazione cinese prima e giapponese poi, quando fu proibito l' uso delle armi. In questa disciplina vengono enfatizzate le tecniche di pugni e di calci, cercando nella ripetizione continua delle tecniche la perfezione dell' atto stesso. Anche se ai giorni nostri non si usa quasi più, anticamente le mani e i piedi venivano condizionati e induriti con dei calli mediante la percussione continua, su un attrezzo chiamato Makiwara, un palo od una tavola ricoperta da una corda; questo micidiale attrezzo serviva a rendere le mani ed i piedi così duri da essere considerati delle vere e proprie ami. In questo modo ci si poteva difendere senza bisogno di spade o lance, da qui il nome Karate (mano vuota). E' noto infatti che il famoso shutò o colpo di taglio della mano rappresenterebbe appunto il colpo di spada che era decisivo per il taglio della testa.
Le altre arti marziali giapponesi più importanti sono: il Ju Jitsu, il Judo, l'Aikido ed il Kendo.
Il Ju Jitsu è da considerarsi un po' l'antenato di queste arti tradizionali giapponesi, era il sistema di lotta che usavano i Samurai quando dovevano combattere senza armi. Creata essenzialmente come difesa personale, le sue tecniche principali erano le proiezioni, le levi articolari e gli strangolamenti, ma era difficile allenare queste tecniche laddove l' efficacia delle stesse era data proprio dal portarle a termine, visto che erano state create per uccidere o lussare qualche osso. Fu proprio a questo che pensò il grande maestro Jigoro Kano nel 1882, l' ideatore del Judo moderno come viene chiamato oggi. Il Judo (la via della cedevolezza), prendeva spunto dalla tecniche di Ju Jitsu ma in modo meno cruento, più morbido, più flessibile (" è come nella natura, dove un forte vento spezza i rami più grossi e duri, lasciando indenni quelli leggeri o sinuosi che seguono il movimento del vento, per poi ritornare come prima"). Nel Judo si cerca un contatto con l' avversario cercando e inducendo lo sbilanciamento per proiettarlo a terra e immobilizzarlo con tecniche al suolo. In quell' epoca ci fu un altro grande maestro che sviluppò e mise a punto un' altra arte marziale importante, l' Aikido (la via dell' armonia). Il suo nome era Morihei Ueshiba, anche lui come molto maestri di allora, aveva praticato il Ju Jitsu, il Judo e il Kendo (arte della spada). La caratteristica principale dell' Aikido è data dal movimento rotatorio delle tecniche basate essenzialmente su leve e proiezioni, l' attacco di un avversario non viene bloccato ma agevolato, sfruttando la sua stessa spinta, si ha così la sensazione che i due combattenti non si stacchino mai, seguendo una centrifuga di movimenti che permette all' aggressore di non subire danni fisici che avrebbe se rimanesse rigido nelle tecniche: osservando i due combattenti, sembrerebbe quasi che stiano danzando. I principi tecnici tradizionali di quest' arte orientale sono fondati sulle tecniche di spada; è per questo che l' uso di quest' arma è considerato un fattore integrante dell' arte marziale stessa...(continua).
1a parte
Storia delle arti marziali. Il kung fu (prima parte)
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